LA MENTE CHE MENTE

Come distinguere un invecchiamento sano da uno patologico? È sufficiente “perdere la memoria” per parlare di demenza? A parlarne in due – brevi – puntate il servizio psicologico della Casa.

L’invecchiamento cerebrale è un fenomeno fisiologico che interessa tutte le persone con il passare del tempo. Tuttavia, questo processo può seguire percorsi eterogenei: si distingue infatti tra invecchiamento sano e invecchiamento patologico. Nel primo caso, si verificano modificazioni cognitive che, pur influenzando alcune capacità mentali, non compromettono significativamente la vita quotidiana e dipendono da individuo a individuo sulla base della propria storia di vita. Nell’invecchiamento patologico, invece, il deterioramento è marcato e può portare a compromissione delle principali autonomie (come nel caso della demenza di Alzheimer). I meccanismi cognitivi di base, come la velocità di elaborazione delle informazioni, i processi inibitori e la memoria di lavoro, sono le funzioni che subiscono le maggiori modificazioni con l’avanzare dell’età con effetto a cascata sulle funzioni cognitive dominio-specifiche, come la memoria a lungo termine, il linguaggio e l’attenzione.

La STAC (Scaffolding Theory of Aging and Cognition- Park and Reuter-Lorenz 2009) propone che il cervello riesca a compensare il declino di alcune aree attraverso l’attivazione di altre regioni cerebrali che fungono da “impalcatura”. Questo meccanismo adattivo consente di preservare le prestazioni cognitive nonostante l’invecchiamento. Per esempio, se una persona inizia ad avere difficoltà a ricordare dove ha lasciato le chiavi, potrebbe compensare sviluppando nuove strategie, come metterle sempre nello stesso posto. La riserva cognitiva rappresenta un altro fattore cruciale: si costruisce nel tempo grazie a esperienze come l’istruzione, il lavoro intellettualmente stimolante, le attività ricreative che coinvolgono il ragionamento, il dedicarsi regolarmente a giochi di strategia (es. scacchi), imparare nuove lingue, potenziando e ritardando così il declino cognitivo. Un elemento complementare è la flessibilità cognitiva: la capacità di adattarsi a cambiamenti imprevisti e modificare le proprie strategie di pensiero, essenziale per risolvere problemi e affrontare nuove situazioni. Ad esempio, se una persona è solita percorrere sempre la stessa strada per tornare a casa e trova la via bloccata, la flessibilità cognitiva le permetterà di individuare rapidamente un percorso alternativo. Anche se alcune modificazioni nelle prestazioni cognitive possono essere considerate “normali” nell’invecchiamento sano, e dipendere da cambiamenti nei meccanismi di base che possono essere parzialmente compensati da attività stimolanti e nuove, è possibile che tu o un tuo familiare iniziate a riscontrare difficoltà con l’avanzare dell’età: dimenticare frequentemente dove si sono messe le cose, avere difficoltà a trovare le parole giuste o sentirsi confusi in situazioni che in passato erano più semplici. In caso di dubbi, è possibile effettuare screening neuropsicologici per valutare le proprie funzioni cognitive e/o parlare del disagio che si sta vivendo. Se invece desideri continuare a prenderti cura del tuo invecchiamento, dedicarsi ad attività di interesse personale, curando la socialità e l’attività fisica, rappresenta una combinazione vincente per un invecchiamento di successo.

Stefania La Rocca

Psicologa e PhD